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Itinerario nella Sicilia rupestre orientale

Pantalica

La Sicilia sud-orientale, l’area del Siracusano e del Ragusano, è caratterizzata da insediamenti strettamente legati alla particolare orografia del terreno. Esso, costituito da depressioni di tipo carsico, le cosiddette Cave (dei veri e propri Canyon), scavate dall’attività erosiva di antichi fiumi, è stato per lungo tempo (principalmente nell’alto medioevo e poi all’epoca della conquista da parte dei normanni e delle tensioni essi e gli arabi), il luogo prescelto dagli isolani per costituire dei veri e propri centri di conservazione sia della cultura laica che di quella religiosa.

Gli insediamenti rupestri, proprio per quest’ultima particolarità che li caratterizza, sono dei veri e propri scrigni ove si conservano alcune tra le testimonianze pittoriche (affreschi bizantini) più antiche dell’isola e mostrano i segni di una organizzazione che, seppur di tipo trogloditico, appare strutturata in modo assolutamente simile ai centri costruiti sopra-terra. Essendo in gran parte ricadente in territori privati, non è possibile proporre un itinerario volto alla scoperta del gran numero di chiese rupestri sparse nel territorio di Lentini (dove non si ha una situazione abitativa concentrata in cave), mentre appare di primaria importanza la rivalutazione di due grossi insediamenti trogloditici: Cava d’Ispica e Pantalica, noti ai viaggiatori già dalla metà dell’800. Assolutamente importante è, invece, il caso di Chiafura-Scicli. La città troglodita ragusana, nonostante sia stata segnalata da viaggiatori italiani e stranieri già dal XIX secolo, è solo ora in fase di studio a scopo anche turistico ed è pertanto inedita.

interno grotta

La vita in grotta. Le città troglodite e i monasteri di età normanna.

L’itinerario proposto vuole indirizzare alla conoscenza di alcuni tra i luoghi della Sicilia orientale meno noti, in quanto meno ricchi di monumenti di grande impatto, ma di estrema importanza sia dal punto di vista paesaggistico che storico.

Attraverso la visita di Cava d’Ispica, di Pantalica e di Chafura, non solo si potranno ammirare le realtà naturali delle Cave ma salterà immediatamente all’occhio l’importanza di tali insediamenti, spesso paralleli a quelli sopra terra e,ancora più frequentemente (è il caso di Chiafura-Scicli), all’origine dei grandi centri abitati di epoca tardo medioevale.

La scelta di vivere in “grotta” non è di qualità inferiore rispetto a quella di abitare in strutture architettoniche costruite. Spesso essa è, infatti, determinata da particolari condizioni sociali, politiche o geografiche e spesso costituisce semplicemente delle modalità esistenziali solo peculiari ma non discriminatorie.

L’organizzazione sociale e civica strutturata in grotta implica un intervento antropico sull’ambiente; non si tratta, infatti, solo di organizzare anfratti già esistenti ma, ben più spesso, di progettare ambienti ipogeici, sfruttando particolari condizioni orografiche o geologiche e piegandole alle necessità più impellenti.

Tale affermazione ci porta, necessariamente, a considerare la “casa-grotta” non più come una versione misera e negativa della casa costruita ma, semplicemente, come condizione abitativa alternativa, non meno solida di quella realizzata in pietra o mattoni, meno esposta agli agenti atmosferici, sicuramente più facile ad offrire spazi ampi.

Causato da situazioni contingenti, come la necessità di insediarsi in posti ricchi di acqua, il fenomeno del trogloditismo è parallelo all’abbandono degli insediamenti di superficie e corrisponde alla scelta di insediarsi in depressioni carsiche, che offrono migliori possibilità di vita e permettono l’uso del preesistente (grotte o tombe a camera), per abitazione.

In Sicilia i primi veri e propri insediamenti trogloditi sono databili al IX secolo (si pensi al sito di Hisn al-Giran, nell’Ennese corrispondente ad un tipo di insediamento fortificato con almeno 40 grotte, datato all’841), contemporanei alla nascita degli insediamenti rupestri pugliesi e medio-orientali e certamente sono specchio di una realtà ben strutturata. Le chiese rupestri di tale periodo sono, in realtà, le prime testimonianze della cristianizzazione della Sicilia.

Potendo leggere tale fenomeno come reazione all’invasione islamica, ecco che esso acquista immediatamente una accezione fortemente occidentale e legata alle presenze sia bizantine che normanne nell’Isola.

I luoghi dove si pongono le prime chiese e le prime abitazioni rupestri sono le cosiddette Cave (conformazioni geologiche caratterizzate da una profonda escavazione naturale provocata spesso dall’acqua, identificabili come piccoli canyon, con pareti quasi verticali), che caratterizzano tutta la zona dell’area gravitante attorno a Ragusa e Siracusa.

Le forme abitative sono variegate ma permettono di chiarire quale era il valore sociale ed economico (nonché politico e religioso) della realtà rupestre, e quindi una oggettiva classificazione degli insediamenti, che non può prescindere dalle caratteristiche orografiche, topografiche e dagli accorgimenti di difesa delle popolazioni.

Tale classificazione è legata alle dimensioni dell’insediamento stesso e alle modalità di occupazione del suolo o di sfruttamento delle cavità naturali e pertanto si ritrovano: le città troglodite, gli Ddieri, gli insediamenti in cave poco profonde con escavazioni allineate su un unico filare e, infine, le occupazioni di creste isolate.

Ispica-Santa-Maria-della-Cava

La cosiddetta città trogloditica

corrisponde ad un abitato di dimensioni considerevoli, su pareti terrazzate e speroni formati dalla confluenza di almeno due cave, spesso culminante con la costruzione di una cittadella in muratura. Tale tipo di insediamento è spesso in relazione alla nascita dei kastra bizantini e caratterizza le città di Modica, Scicli, Ragusa, mentre forti affinità si ritrovano con i villaggi berberi della Tunisia e del Gebel Nefusa libico.

Particolarmente interessante è la disposizione delle grotte, spesso ad anfiteatro in luoghi soleggiati e/o protetti e frequentemente accoglienti interi quartieri rupestri (Chiafura a Scicli, Catena a Modica). La difesa delle città troglodite è assicurata dall’occupazione dello sperone di confluenza tra due cave, ponendosi quasi come una sorta di naturale torre di vedetta per la città retrostante Il cosiddetto ddieri (dall’arabo: al-diyar le case), è tipico della Sicilia sud-orientale e corrisponde ad un insediamento scavato in una parete dirupa, con filari sovrapposti di grotte dove la viabilità orizzontale veniva assicurata da ballatoi, gallerie e cunicoli al buio, mentre quella verticale da pozzi tra le grotte stesse.

È chiaro come questi insediamenti avessero una specificità difensiva e in tal senso sono esemplari i casi dei cosiddetti “Convento” e “Castello” a Cava d’Ispica, del “Palazzo dei Ladri” di Cava Anasarca a sud di Ragusa e della Grotta di Sant’Agrippina presso Mineo.

Gli insediamenti con le grotte allineate su un unico filare mancanti di elementi difensivi, hanno un carattere essenzialmente aperto e sembrano essere all’origine dei tipici casali altomedioevali e normannosvevi. Questi insediamenti spesso si distribuiscono attorno ad una chiesa rupestre che, per le caratteristiche architettoniche, può essere databile tra l’VIII e il IX secolo.

Esempio principe di tale tipologia è la Grotta di Santalania nel lentinese, dove le escavazioni di facile accesso si concentrano attorno ad uno spiazzo che funge da area comune lungo le basse pareti di una piccola cava, mentre più valle è la chiesa, che sembra appartenere ad un nucleo isolato preesistente. Gli insediamenti su creste montane isolate, con grotte formate da tre o quattro camere al massimo su cui si insedia spesso la masseria moderna corrispondono a piccole fattorie organizzate in casali e, spesso, accanto a tale tipologia ricorre anche la casa rurale con tre vani che si aprono sull’ambiente centrale.

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