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Itinerario Sicilia Rupestre

Cava-Ispica-torre-fortilitium

Promozione itinerario turistico dei Monti Iblei

Itinerario turistico dei Monti Iblei

Proposta week-end (ven-dom):

Venerdi:
ore 15,00 Arrivo e sistemazione in Hotel/B&B a Pozzallo
ore 17,00 Visita presso l’Azienda Agricola “Natura Iblea”
ore 20,00 Cena in un locale tipico a base di prodotti locali

Cava-Ispica-necropoli

Sabato:
ore 15,00 Percorso guidato presso Cava d’Ispica
ore 17,00 Passeggiata Naturalistica e paesaggistica della costa mediterranea
ore 20,30 Cena a base di pesce

Prezzo iva esclusa euro 250,00

Il preventivo comprende:

⦁ N. 1 accompagnatore
⦁ Alloggio in mezza pensione in Hotel/B&B (colazione inclusa)
⦁ 2 cene a base di prodotti tipici locali
⦁ Visita guidata

Cenni Cava D’Ispica

Cava Ispica è una vallata fluviale che per 13 km incide l’altopiano ibleo, tra le città di Modica e Ispica. La vallata, immersa nella tipica vegetazione della macchia mediterranea, custodisce necropoli preistoriche, catacombe cristiane, oratori rupestri, eremi monastici e nuclei abitativi di tipologia varia che si sono succeduti ininterrottamente dalla Preistoria (Antica età del Bronzo) fino almeno al XIV secolo. Nell’area terminale della vallata nel territorio di Ispica, a ridosso della città, il sito prende il nome di “Parco Forza”.

grotte-Chiafura

Itinerario Rupestre Chiafura SCICLI (RG)

Il nome Chiafura, menzionato per la prima volta nel 1684, sembra derivare dalla corruzione di una frase significante, probabilmente: “il quartiere fuori dalla città”.

Certamente nel sito rupestre è possibile individuare il primo quartiere della vecchia Scicli, fuori dalle mura della città moderna, ove trovavano posto delle necropoli “a grotticella”, poi riutilizzate, in epoca medioevale, e trasformate in abitazioni rupestri.

scicli-chiafura

A Chiafura le prime tracce di un riutilizzo a scopo funerario di queste tombe protostoriche risalgono all’età bizantina, mentre al periodo altomedioevale, coincidente con la conquista araba dell’Isola, si devono le testimonianze più interessanti di frequentazione del sito.

A causa della pericolosità delle fasce costiere, infatti, le popolazioni cominciano ad insediarsi proprio nelle cave, creando anche delle strutture difensive di una certa importanza. Una di queste fortezze di piccole dimensioni può essere rintracciabile proprio in quella dei “Tre Cantoni”, che fu impiantata nell’attuale località di Scicli, chiamata S. Matteo, per controllare il punto di confluenza delle tre cave del torrente di Modica, di S. Maria La Nova, di S. Bartolomeo.

L’importanza di questa fortezza, e di tutto il sito, continuò ben oltre la conquista araba (864/865), fino ad essere usata dai Normanni dopo il 1091. Probabilmente è proprio con l’arrivo di queste popolazioni nordeuropee che il sito di Chiafura comincia ad essere abitato in modo sistematico, anche se le prime testimonianze di una situazione abitativa rupestre si hanno nel XIV secolo, quando il sito viene a configurasi come un quartiere con una fisionomia del tutto simile a quella di altri settori del paese.

scicli

Nei secoli a venire, però, anche se in modo lento, l’abitato comincia ad estendersi a valle e si assiste alla progressiva adozione dell’architettura in elevato. Con lo sviluppo di Scicli, l’abitato rupestre comincia a perdere importanza all’interno della gerarchia urbana tanto che alla fine del ‘700 la “contrada di Chiafura”, è nota per le grotte un tempo abitate e, infine, nell’800 quando comincia il declino di Scicli, la zona rupestre non è altro che un quartiere “abbellito di ricchi palagi tra gli spechi cadenti ricettacolo di povera gente”.

Lentamente, dalla fine dell’800 alla metà del secolo scorso, il sito viene progressivamente abbandonato. L’abitato rupestre di Chiafura si articola in balze e gradoni sul crinale del Colle di San Matteo. Le case-grotte, scavate nella roccia è costituita da uno o due vani rettangolari, di 4-5 metri di lato, sono spesso precedute sempre da un piccolo terreno fertile che i documenti medioevali chiamano: “raffo”.

L’organizzazione interna di ogni grotta è rudimentale; si trova spesso un forno, dei fori scavati nella roccia, qualche nicchia per riporvi le suppellettili e, talvolta, una mangiatoia, spesso ricavata da un originario sepolcro. In alcune grotte è possibile trovare una cisterna probabilmente di origine altomedievale, mentre in situazioni abitative più “ricche” si trova un collegamento interno tra due grotte.

La situazione strutturata in epoca medioevale e moderna si è in seguito ampliata con la costruzione di ambienti in muratura immediatamente all’esterno dell’imbocco dell’antro. Altre volte, invece, si notano interventi di epoca antica che intervenivano a qualificare l’ambiente ipogeico con la giustapposizione di locali coperti da volte a botte.

Pantalica

Itinerario rupestre Pantalica

Situato tra due grandi cave, lungo le quali scorrono rispettivamente, a nord il fiume Calcinara (o Bottiglieria) ed a sud il fiume Anapo che, confluendo, danno origine ad est ad un unico corso d’acqua, nei monti Iblei, il sito Pantalica (il cui nome pare essere una derivazione dall’arabo: Buntarigah, che significa grotte) è considerato tra i primi luoghi abitati della Sicilia Orientale, dove, probabilmente tra 1250 e il 700 a.C., si sviluppò una sorta di stato monarchico autoctono.

Come spesso succede per gli insediamenti non costieri, le notizie relative a Pantalica greca sono, in realtà, inferiori a quelle del periodo protostorico, probabilmente in quanto il sito cominciava a diventare zona periferica della città di Siracusa o di altre polis, mentre un nuovo ripopolamento del sito si ebbe a causa delle persecuzioni romane, quando alcuni gruppi di cristiani si stanziarono nella zona.

grotta san micidiario

Nel periodo della dominazione bizantina (cominciata probabilmente attorno al VI secolo), Pantalica vide la fondazione non solo di villaggi (come quello denominato “la Cavetta”), che hanno sfruttato e ampliato le grotte delle necropoli preesistenti, e si sono sviluppati spesso attorno a chiesette rupestri (la grotta del Crocifisso, la grotta di San Micidiario, la grotta di San Nicolicchio), ma anche l’insediamento di una legione militare.

Riguardo al periodo normanno, l’unica fonte degna di fede è quella del cronista Goffredo Malaterra che nel 1092 afferma che c’era una comunità araba nel sito di “Pentargia”. Il sito di Pantalica è raggiungibile da Sortino e da Ferla; l’abitato e la necropoli, svolgendosi lungo le pareti della Cava offrono uno scenario naturale di estrema bellezza e suggestione. Al centro del complesso abitato rupestre si pone un pianoro che accoglie l’Anaktoron o palazzo del Principe, databile all’epoca protostorica., al di sotto del quale si scorgono le più imponenti tracce dell’insediamento umano: dai villaggi bizantini ai resti dell’abitato protostorico, alle tombe a grotticella.

Confuse con le tombe e con le testimonianze protostoriche sono i resti di tre villaggi e di tre chiesette rupestri ad essi legati: il primo si trova a ridosso della necropoli Cavetta e conta circa 70 abitazioni oltre all’oratorio della grotta del Crocifisso (al cui interno ci sono resti di affreschi). Il secondo villaggio è posto sotto l`Anaktoron, nella necropoli Sud e ha come centro religioso l`oratorio della grotta di S. Nicolicchio (oratorio dalla pianta piuttosto complessa ma con gli affreschi più antichi della Sicilia), mentre il terzo e più grande di questi agglomerati rupestri è quello posto tra la necropoli Sud e la sella di Filipporto, composto da più di 150 abitazioni a più stanze e dalla grotta di San Micidiario.

Cava-Ispica

Itinerario rupestre di Cava d’Ispica

Il territorio di Ragusa è caratterizzato da una miriade di minuscole Cave di ruscellamento che hanno favorito la formazione di un habitat di tipo rupestre. Tra queste, Cava d’Ispica è quella che costituisce un punto di attrazione turistico di grande valenza anche perché, storicamente, è stata più nota ai viaggiatori settecenteschi e ottocenteschi, rispetto a quelle di Pantalica e del Cassibile.

Cava-Ispica-necropoli

La Cava d’Ispica

si stende per circa 13 km dal territorio di Ispica a quello di Modica ed è solcata da un ruscelletto chiamato Pernamazzoni e rappresenta uno degli scenari naturali e storici più interessanti della parte sud orientale della Sicilia. Gli insediamenti rupestri che si notano dimostrano la continuità tra un’epoca precedente la colonizzazione greca e l’evo moderno, tra essi si riconoscono parecchi grandi insediamenti di tipo trogloditico: le Grotte Cadute o del Salnitro (sulle rupi del Cuozzo), quindi quelli di Palazzotto (le Grotte Giardina), quelli del Castello, del Convento, della Capraria e, infine, il gruppo di Forza d’Ispica.

Il Castello, posto su una rupe inaccessibile e corrispondente ad un sistema rupestre del tipo a “ddieri”, a tre piani sovrapposti con grotte comunicanti tra loro per corridoi o tunnel a sezione circolare. Vicino al castello e simile per sistemazione delle grotte è il complesso detto del “Convento”, anch’esso posto in un sito quasi inaccessibile. Il complesso delle Grotte Cadute, un “ddieri” di circa 170 abitazioni rupestri a più piani, ha come punto di riferimento la cosiddetta Grotta di Santa Maria (purtroppo in gran parte crollata ma che corrispondeva ad un vano ipogeico molto complesso con molti elementi tipici dell’architettura ecclesiastica costruita).

absidi della spezieria

Caratterizzato dalla presenza di molte tombe è il sito di Poggio Salnitro. Qui si apre una delle grotte più interessanti che è la Grotta della Spezieria, una chiesa, di dimensioni ragguardevoli, con pianta complessa, forse a trifoglio, preceduta da una sorta di nartece e conclusa con tre absidi. Di particolare interesse è il Complesso del Cuozzo dove si trovano due chiese rupestri interessanti, principalmente per la vastità del corredo iconografico ancora parzialmente godibile.

grotta dei santi

Esse sono: la Grotta dei Santi (dove si conserva il più vasto ciclo pittorico rupestre della Sicilia sudorientale, con trentuno figure di santi, vescovi e sante, inquadrate in cornici filettate, databile all’inizio del XII secolo), e la Grotta della Madonna o di San Nicola (con pianta complessa e articolata e anch’essa con un ricco corredo iconografico).

Santa-Maria-della-Cava

La zona denominata Forza d’Ispica, deve il suo nome al termine Fortilitium, così come era chiamato sia in documenti risalenti al 1093, che rinascimentali. Lungo la stretta vallata si snodano abitazioni rupestri e ambienti adibiti a stalle e servizi e un singolarissimo monumento ipogeico detto “Centoscale”. Nel medesimo sito sono degne di nota la grotta della Spezieria, con facciata scolpita ad arco, un grande frantoio, una conceria e un gruppo di chiesette sparse di cui la più importante è quella di Santa Maria la Cava.

Pantalica

Itinerario nella Sicilia rupestre orientale

La Sicilia sud-orientale, l’area del Siracusano e del Ragusano, è caratterizzata da insediamenti strettamente legati alla particolare orografia del terreno. Esso, costituito da depressioni di tipo carsico, le cosiddette Cave (dei veri e propri Canyon), scavate dall’attività erosiva di antichi fiumi, è stato per lungo tempo (principalmente nell’alto medioevo e poi all’epoca della conquista da parte dei normanni e delle tensioni essi e gli arabi), il luogo prescelto dagli isolani per costituire dei veri e propri centri di conservazione sia della cultura laica che di quella religiosa.

Gli insediamenti rupestri, proprio per quest’ultima particolarità che li caratterizza, sono dei veri e propri scrigni ove si conservano alcune tra le testimonianze pittoriche (affreschi bizantini) più antiche dell’isola e mostrano i segni di una organizzazione che, seppur di tipo trogloditico, appare strutturata in modo assolutamente simile ai centri costruiti sopra-terra. Essendo in gran parte ricadente in territori privati, non è possibile proporre un itinerario volto alla scoperta del gran numero di chiese rupestri sparse nel territorio di Lentini (dove non si ha una situazione abitativa concentrata in cave), mentre appare di primaria importanza la rivalutazione di due grossi insediamenti trogloditici: Cava d’Ispica e Pantalica, noti ai viaggiatori già dalla metà dell’800. Assolutamente importante è, invece, il caso di Chiafura-Scicli. La città troglodita ragusana, nonostante sia stata segnalata da viaggiatori italiani e stranieri già dal XIX secolo, è solo ora in fase di studio a scopo anche turistico ed è pertanto inedita.

interno grotta

La vita in grotta. Le città troglodite e i monasteri di età normanna.

L’itinerario proposto vuole indirizzare alla conoscenza di alcuni tra i luoghi della Sicilia orientale meno noti, in quanto meno ricchi di monumenti di grande impatto, ma di estrema importanza sia dal punto di vista paesaggistico che storico.

Attraverso la visita di Cava d’Ispica, di Pantalica e di Chafura, non solo si potranno ammirare le realtà naturali delle Cave ma salterà immediatamente all’occhio l’importanza di tali insediamenti, spesso paralleli a quelli sopra terra e,ancora più frequentemente (è il caso di Chiafura-Scicli), all’origine dei grandi centri abitati di epoca tardo medioevale.

La scelta di vivere in “grotta” non è di qualità inferiore rispetto a quella di abitare in strutture architettoniche costruite. Spesso essa è, infatti, determinata da particolari condizioni sociali, politiche o geografiche e spesso costituisce semplicemente delle modalità esistenziali solo peculiari ma non discriminatorie.

L’organizzazione sociale e civica strutturata in grotta implica un intervento antropico sull’ambiente; non si tratta, infatti, solo di organizzare anfratti già esistenti ma, ben più spesso, di progettare ambienti ipogeici, sfruttando particolari condizioni orografiche o geologiche e piegandole alle necessità più impellenti.

Tale affermazione ci porta, necessariamente, a considerare la “casa-grotta” non più come una versione misera e negativa della casa costruita ma, semplicemente, come condizione abitativa alternativa, non meno solida di quella realizzata in pietra o mattoni, meno esposta agli agenti atmosferici, sicuramente più facile ad offrire spazi ampi.

Causato da situazioni contingenti, come la necessità di insediarsi in posti ricchi di acqua, il fenomeno del trogloditismo è parallelo all’abbandono degli insediamenti di superficie e corrisponde alla scelta di insediarsi in depressioni carsiche, che offrono migliori possibilità di vita e permettono l’uso del preesistente (grotte o tombe a camera), per abitazione.

In Sicilia i primi veri e propri insediamenti trogloditi sono databili al IX secolo (si pensi al sito di Hisn al-Giran, nell’Ennese corrispondente ad un tipo di insediamento fortificato con almeno 40 grotte, datato all’841), contemporanei alla nascita degli insediamenti rupestri pugliesi e medio-orientali e certamente sono specchio di una realtà ben strutturata. Le chiese rupestri di tale periodo sono, in realtà, le prime testimonianze della cristianizzazione della Sicilia.

Potendo leggere tale fenomeno come reazione all’invasione islamica, ecco che esso acquista immediatamente una accezione fortemente occidentale e legata alle presenze sia bizantine che normanne nell’Isola.

I luoghi dove si pongono le prime chiese e le prime abitazioni rupestri sono le cosiddette Cave (conformazioni geologiche caratterizzate da una profonda escavazione naturale provocata spesso dall’acqua, identificabili come piccoli canyon, con pareti quasi verticali), che caratterizzano tutta la zona dell’area gravitante attorno a Ragusa e Siracusa.

Le forme abitative sono variegate ma permettono di chiarire quale era il valore sociale ed economico (nonché politico e religioso) della realtà rupestre, e quindi una oggettiva classificazione degli insediamenti, che non può prescindere dalle caratteristiche orografiche, topografiche e dagli accorgimenti di difesa delle popolazioni.

Tale classificazione è legata alle dimensioni dell’insediamento stesso e alle modalità di occupazione del suolo o di sfruttamento delle cavità naturali e pertanto si ritrovano: le città troglodite, gli Ddieri, gli insediamenti in cave poco profonde con escavazioni allineate su un unico filare e, infine, le occupazioni di creste isolate.

Ispica-Santa-Maria-della-Cava

La cosiddetta città trogloditica

corrisponde ad un abitato di dimensioni considerevoli, su pareti terrazzate e speroni formati dalla confluenza di almeno due cave, spesso culminante con la costruzione di una cittadella in muratura. Tale tipo di insediamento è spesso in relazione alla nascita dei kastra bizantini e caratterizza le città di Modica, Scicli, Ragusa, mentre forti affinità si ritrovano con i villaggi berberi della Tunisia e del Gebel Nefusa libico.

Particolarmente interessante è la disposizione delle grotte, spesso ad anfiteatro in luoghi soleggiati e/o protetti e frequentemente accoglienti interi quartieri rupestri (Chiafura a Scicli, Catena a Modica). La difesa delle città troglodite è assicurata dall’occupazione dello sperone di confluenza tra due cave, ponendosi quasi come una sorta di naturale torre di vedetta per la città retrostante Il cosiddetto ddieri (dall’arabo: al-diyar le case), è tipico della Sicilia sud-orientale e corrisponde ad un insediamento scavato in una parete dirupa, con filari sovrapposti di grotte dove la viabilità orizzontale veniva assicurata da ballatoi, gallerie e cunicoli al buio, mentre quella verticale da pozzi tra le grotte stesse.

È chiaro come questi insediamenti avessero una specificità difensiva e in tal senso sono esemplari i casi dei cosiddetti “Convento” e “Castello” a Cava d’Ispica, del “Palazzo dei Ladri” di Cava Anasarca a sud di Ragusa e della Grotta di Sant’Agrippina presso Mineo.

Gli insediamenti con le grotte allineate su un unico filare mancanti di elementi difensivi, hanno un carattere essenzialmente aperto e sembrano essere all’origine dei tipici casali altomedioevali e normannosvevi. Questi insediamenti spesso si distribuiscono attorno ad una chiesa rupestre che, per le caratteristiche architettoniche, può essere databile tra l’VIII e il IX secolo.

Esempio principe di tale tipologia è la Grotta di Santalania nel lentinese, dove le escavazioni di facile accesso si concentrano attorno ad uno spiazzo che funge da area comune lungo le basse pareti di una piccola cava, mentre più valle è la chiesa, che sembra appartenere ad un nucleo isolato preesistente. Gli insediamenti su creste montane isolate, con grotte formate da tre o quattro camere al massimo su cui si insedia spesso la masseria moderna corrispondono a piccole fattorie organizzate in casali e, spesso, accanto a tale tipologia ricorre anche la casa rurale con tre vani che si aprono sull’ambiente centrale.

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