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Sicilia le Città

CITTA DI PORTOPALO DI CAPOPASSERO

Portopalo

1. NOTIZIE SULLA LOCALITÀ

Paese per lo più dedito alla pesca e all’agricoltura, Portopalo di Capo Passero è il centro più meridionale della penisola italiana, in provincia di Siracusa. Il nome deriva dal latino Portus Palus, che significa porto palude. Paese ospitale e turistico, offre piccole ma pulite spiagge, acque limpide dove è possibile praticare pesca subacquea in zone di mare poco frequentate. A sud del paese si trova il Capo delle Correnti, con l’omonima e prospiciente isoletta sormontata dal faro, che rappresenta la zona più a meridione di tutta la Sicilia. Portopalo, l’antico porto di Pachino, rappresentava un importante punto di transito delle navi in direzione dell’Africa. Un contingente militare di Siracusa stazionava nei pressi del porto per preservare la zona sud dal pericolo incombente dei pirati. Le acque agitate di queste zona di mare, dove avviene la congiunzione fra Jonio e Mediterraneo, videro nel 1718 una grande battaglia tra Inglesi e Spagnoli ed ancora più di recente lo sbarco anglo-americano nell’estate del 1943. A poche centinaia di metri dall’abitato, si trova il porto peschereccio più importante della Sicilia orientale, con annesso mercato ittico. L’ormeggio riservato ai pescherecci è presso il molo di levante.

tonnara di portopalo

2. IL TERRITORIO E L’AMBIENTE

Di particolare importanza è l’Isola di Capo Passero, localizzata a 70 Km sotto il parallelo di Tunisi; qui le acque dello Ionio incontrano quelle del Canale di Sicilia. Essa è poco più di uno scoglio di calcarei fossiliferi, e crea con la terraferma un corridoio naturale che costituisce un punto strategico per il passaggio dei tonni; un tempo era unita alla terraferma da un istmo sabbioso. È inclusa tra i biotopi di rilevante interesse botanico della Sicilia ed è divenuta Riserva integrale nel maggio del 1995. In essa è presente un’interessante avifauna stanziale, ma l’isola è anche luogo di transito e sosta di diverse specie di uccelli migratori provenienti dalle coste tunisine. La fauna ittica è quella tipica di tutta la costa sud-orientale della Sicilia. Tra le attrazioni turistiche presenti nell’isola ricordiamo il faro ed il Castello fortezza fatto costruire nel 1500 a scopo difensivo da Carlo V. Fu distrutto in seguito dal celebre pirata barbaresco Draugut e in seguito ricostruito ancora più sicuro e imponente; poi fu trasformato in prigione per dissidenti di rango e militari nell’epoca del viceré spagnoli. Poco distante si erge la tonnara Grande o di Capo Passero. Si tratta di una tonnara “di ritorno” dove arrivavano cioè i tonni dopo aver deposto le uova. La tonnara è attualmente in disuso, ma è previsto il suo recupero edilizio nonché il suo rilancio produttivo nel settore della lavorazione del tonno oltre che in quello del turismo culturale. Pochi chilometri ad Est da Capo Passero si erge dal mare la suggestiva Isola delle Correnti. Battuta frequentemente dai marosi l’Isola è collegata alla terraferma da una sottile striscia di terra. Sull’Isola, a causa degli spruzzi salsi cresce una flora stentata ma vi abbondano essenze tipiche della macchia Mediterranea.

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3. NOTIZIE TURISTICHE

Tra i monumenti architettonici più importanti di Portopalo ricordiamo la chiesa ottocentesca di S. Gaetano e la tonnara di Capo Passero, costruita nel 1275, che ha rappresentato nel corso dei secoli una importante risorsa economica per la popolazione locale. Nella parte nord della costa vi sono i resti della Torre Fano e la Grotta Calafarina, di notevole importanza storica in quanto si presume che sia stata abitata ai tempi del Neolitico. Ricco di fascino e tradizioni è il rito marinaro mattutino dell’arrivo in porto dei pescherecci, quando la banchina si affolla di compratori e inizia l’animata vendita del pesce. In estate, tra la prima e la seconda settimana di Agosto si svolge la “Settimana del Mare” che, oltre a diverse manifestazioni collaterali di natura religiosa (messa, processione), prevede eventi tradizionali e laici come la “Cuccagna del Mare” ed il “Palio del Mare”.

 

Città di Taormina

Posta su una montagna (Monte Tauro)  in alto sul Mar Ionio, sulla orientale della Sicilia , Taormina gode di una posizione privilegiata in un ambiente con una vista stupenda,  sul mare e sul monte Etna. Essa è incorniciata da case ornate di fiori e dal più bel teatro greco di Sicilia. Le più importanti attrazioni turistiche di Taormina sono l’anfiteatro greco romano e la qualità perfette della città stessa. C’è molto  da vedere e da fare a Taormina, sia visitando gli splendidi interni della chiesa barocca, sia fare acquisti nelle boutique che attirano  molti turisti, che passeggiano per le sue strade e nei suoi meravigliosi giardini.

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1 Teatro Greco di Taormina

Simbolo di Taormina è il Teatro Greco, originariamente costruito nel III secolo aC sotto Hiero II di Siracusa. Ma sotto il dominio romano nel II secolo aC, fu completamente ricostruito con tutte le caratteristiche di un teatro romano. La cavea perfettamente semicircolare si innalza su una gradinata fino a un diametro superiore di 109 metri, il palco si trova sopra il livello dell’orchestra e il soppalco del palcoscenico finemente decorato è così alto che i suoi lati sono adiacenti alle prime file di posti per creare uno spazio chiuso. Un vuoto fortuito nel muro del loft incornicia la vista più celebre di Taormina sulla campagna circostante fino all’Etna , un panorama che è stata immortalato in dipinti e fotografie come uno dei più belli d’Italia.

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2 Taormina la Cattedrale di San Nicola

Di fronte al Municipio, la strada si allarga in Piazza del Duomo , con la Cattedrale di San Nicola. Fondata dagli Hohenstaufens nel 13 ° secolo e modificata più volte nei secoli XV-XVII, combina elementi medievali e più recenti. L’esterno non rivestito con i suoi merletti è originale, mentre la porta principale barocca è stata aggiunta nel 1636 e abbina la fontana barocca del 1635 al centro della piazza. Le tre navate laterali della basilica sono separate da grandi pilastri che sostengono archi a sesto acuto. L’interno è decorato con numerose opere del XV e XVI secolo, tra cui la Visitazione della Vergine Maria del XV secolo di Antonio Giuffrè e la Madonna col Bambino e Santi di Antonello da Messina, dipinto nel 1504.

 

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3 Piazza IX Aprile e Chiesa di San Giuseppe

Piazza IX Aprile, che si trova lungo Corso Umberto, si apre su una terrazza con una splendida vista dell’Etna e della baia di Giardini Naxos. Questa piazza è dove inizia la parte più antica della città, caratterizzata da una torre dell’orologio in pietra quadrata. Decorare la piazza è la doppia scalinata e la facciata barocca di San Giuseppe, una confezione rosa di un esterno. L’ interno si presenta luminoso e pieno di stucchi rococò.

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4 Vista della città

Per la maggior parte dei turisti, il più grande fascino di Taormina è la città stessa. Le sue strade sono fatte per passeggiare, fiancheggiate da edifici romantici e si aprono su terrazze con viste mozzafiato. L’approccio è altrettanto convincente: dalla strada costiera a Capo Taormina, Via Pirandello si inerpica sulla montagna, passando tombe bizantine a sinistra, il belvedere a destra, e la funicolare a Mazzarò . Ti porta a Porta Messina che, insieme alla contigua Piazza Vittorio Emanuele , costituisce la grande entrata della città. Questo è l’inizio della strada principale, Corso Umberto, che poi attraversa la città prima di terminare a Porta Catania. L’intera strada con le sue piazze e terrazze, i negozi, i caffè all’aperto e le stradine che ne conducono, sembra fatta apposta per passeggiare e godersi la vista del monte.

Citta di Ragusa

Cenni storici

Ragusa è una città dalle antichissime origini testimoniate dai numerosi reperti trovati nel suo territorio, ed oggi conservati in parte nel Museo Archeologico. Vi si trovano tracce sicule(villaggio di Castiglione), greche (Kamarina, Fattoria delle Api), e romane, (Kaucana Numerose sono le tracce bizantine, come la grotta delle Trabacche, con tombe a baldacchino, ed altre necropoli sparse un po’ ovunque nel territorio.

A quella bizantina seguirono numerose altre dominazioni (Arabi, Normanni. Svevi, Angioini, Aragonesi). Fu nell’interregno fra le ultime due dominazioni, che titolare della Contea di Ragusa (successivamente Contea di Modica) divenne la potente famiglia dei Chiaramonte, che vantava origini francesi Risalgono a questo periodo il bel portale di San Giorgio, l’interno della Chiesa di Santa Maria delle Scale e varie altre testimonianze. Caduti in disgrazia i Chiaramote la Contea tu assegnata ai Cabrera con i quali, essa, raggiunse una gran potenza all’interno del regno. Il terremoto che sconvolse il territorio della Val di Noto, uno dei “Valli in cui era stata divisa la Sicilia dagli Arabi, distrusse anche Ragusa. I contrasti fra i superstiti portarono alla costruzione di due nuovi centri urbani, Ibla, nell’antico sito, dove sorsero sul vecchio tracciato medievale, palazzi e chiese che si conservano fino ad ora; Ragusa Superiore nel pianoto soprastante con impianto squadrato e a reticolo, dove vennero eretti la cattedrale di San Giovanni e diversi palazzi gentilizi. I contrasti e la divisione sul piano amministrativo dei due centri ebbero fine nel 1926, quando Ragusa fu eretta a capoluogo di provincia.

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Chiese e palazzi 

A terremoto del 1693, segui una febbrile  ricostruzione, durante la quale furono edificati splendidi palazzi e chiese nello stile tardo barocco, che sarà denominato, poi, “Barocco Val di Noto”, e che è diventato quasi un simbolo di questo lembo di Sicilia. Stupenda è la cattedrale di San Giovanni, eretta agli inizi del’700. La sua facciata è scandita da tre ornatissimi portali e da possenti colonne, mentre sulla sua sinistra svetta un poderoso campanile.

Nello stesso centro storico si trovano palazzi gentilizi, come Palazzo Zacco, con ornatissimi mensoloni e un cantonale, il più grande di Ragusa, nel quale spicca lo stemma della famiglia; Palazzo Bertini, tra i cui archi di volta delle finestre sono rappresentati i personaggi delle varie classi socia-

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1. Scendendo ad Ibla, lungo le scale si incontra l’elegante chiesa di Santa Maria delle Scale, di origine gotica gravemente danneggiata dal sisma del 1693, che tuttavia risparmio una splendida navata con archi qotico-catalani e una terracotta del XVI sec. più giù segue il Palazzo Nicastro, con balconi dai decorati mensoloni a volute, e la vicina Chiesa dell’Idria, col campanile decorato da maioliche colorate. Questa chiesa nel cui interno si trovano magnifici altari con colonne fu sede di una commenda dei Cavalieri di  Malta.

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Palazzo-Cosentini

Uno dei capolavori del barocco e Palazzo Cosentini dai cui balconi emergono, fantasia e gusto del grottesco, tantissimi personaggi scolpiti nella calda pietra locale.  Interessanti poi la Chiesa Purgatorio su alta scalinata dove ca notare sono i falsi ingressi laterali dipinti accanto a quello centrale tanto somiglianti al vero,

Palazzo-Sortino-Trono

Palazzo-Sortino-Trono

il Palazzo Sortino-Trono e le viuzze, le scalinate chiassi, in un susseguirsi di visioni e scorci che evocano sensazioni di altri tempi. L’esito maggiore dell’ imponete stagione artistica barocca si raggiunse in piazza duomo, dove si prospetta il tempio di San Giorgio, capolavoro del Gagliardi, con la facciata slanciata e ricca di sculture.

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Numerosi sono i palazzi che fanno da corte alla Piazza Duomo, fino al pregevole palazzo di Donnafugata e al circolo di conversazione, dal superbo salone con suppellettili settecentesche. Interessante è la chiesa di San Giuseppe con il pavimento composto da mattonelle in maiolica alternata a calcare e pietra pece e con gli altari decorati con vetro dipinto, che sembrano marmo. Meritano una visita il portale dell’antica chiesa di San Giorgio, il Giardino Ibleo.

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Citta di Pachino

Posta sull’estrema punta a sud della Sicilia, Pachino conserva testimonianze di un passato vitale. Il suo suolo fertile, il clima generoso e l’ambiente variegato hanno da sempre reso ospitali le sue contrade e le sue coste sulle quali sono approdate civiltà feconde di storia.

Archeologia

Vestigia archeologiche, torii mediovali, antiche tonnare e vecchie masserie si rincorrono nel suo territorio che si affaccia su due mari, il Mediterraneo e lo Ionio. Pachino ed i suoi dintorni sono luoghi di rapimento: per la luce africana che ti abbaglia, per lo scirocco che la sera fa respirare il mare con il suo inconfondibile profumo salmastro.  Le origini di Pachino risalgono ufficialmente al 1760 anno in cui Don Gaetano Starrabba, principe di Giardinelli, ottenne da Ferdinando IV, re delle due Sicilie, licentiam et facultatem aedificanti terram nel suo feudo di Scibini e di popolarla con coloni provieninti dalla Grecia, dall’Illirico e successivamente anche dall’Isola di Malta.

Fondazione

Fondata seguendo una struttura urbana a scacchiera, la cittadina culmina con un ampia piazza quadrata da cui si domina tutta la costa orientale. Dell’originaria struttura urbana rimangono la casa Maltese di via libertà, con il caratteristico portico ad archi, il mulino a vento utilizzato fino al 1848 per la macina del grano, poi trasformato in carcere ed oggi sede di un centro culturale, e la casa terranea con la statua di San Giuseppe, portata a Pachino dai primi coloni.

La presenza dell’uomo nel territorio di Pachino è molto remota ed accertata sin dal Paleolitico; il sito archeologico piu antico è rappresentato dalla Grotta Corruggi abitata dagli uomini primitivi oltre 10000 anni fa.

Tracce d’insediamento del Periodo neolitico provengono dalla grotta di Calafarina

all’eta del bronzo risale una necropoli costituita da una trentina di tombe a grotticella scavate nella roccia in contrada Cugni.

Un villaggio arabo si trovava nel sito dove ora sorge Marzamemi.

L’antica struttura feudale del territorio è documentata dalla Torre Scibini d’epoca tardo mediovale, su cui campeggia lo stemma della famiglia Xiurtino.

panorama_pachinoIl Paesaggio

Le risorse ambientali e paesaggistiche costituiscono la ricchezza del territorio pachinese e degli immediati suoi dintorni. La caratteristica più singolare, rarissima nel suo genere, è l’origine geologica del territorio;  Pachino, infatti, sorge su un antichissimo vulcano sottomarino le cui eruzioni terminarono circa 80 milioni d’anni fa. Gli aspetti piu affascinanti del paesaggio si riscontrano indubbiamente lungo le coste, dove si susseguono alte falesie a picco sul mare e lunghe spiagge sabbiose, piccole insenature incise nella roccia, grotte marine.

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La cultura del Vino e del Pomodoro

La vitivicoltura ha rappresentato, fino a non molti anni fa, il settore trainante dell’economia pachinese. Oggi l’agricoltura punta molto sulla coltivazione di primaticci in serra (pomodori,meloni,zucchine) ma la tradizione del buon vino è fortemente radicata e in alcune contrade si possonoi ancora ammirare filari di Nero D’Avola.

Famossissimo è il Pomodoro IGP di Pachino.

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La città di Catania

Catania ha una storia lunga ventotto secoli attraverso i quali ha vissuto sotto le dominazioni greca, romana, ostrogota, bizantina, musulmana, francese e spagnola fino all’annessione al regno d’Italia nel 1860.

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La storia di Catania

si racconta in un continua sovrapposizione di dominazioni, terremoti e colate laviche. L’avvento dell’era romana e bizantina, ha cancellato ogni traccia dei primi coloni calcidesi. Furono i Normanni a delineare le caratteristiche urbane rendendo il Duomo punto nevralgico della città grazie alla sua vicinanza strategica al porto che motivò militarmente anche la costruzione del Castello Ursino.

Il Medioevo, nonostante la città fosse prostrata dagli eventi sismici del tempo, portò l’istituzione della prima università siciliana del Siculorum Gymnasium (1434). Fu proprio dopo il terribile terremoto del 1963 che la città e il centro storico, liberate delle mura medievali, furono totalmente ridisegnati ed assunsero l’aspetto che possiamo attualmente ammirare.

LA CITTÀ ANTICA

Secondo Tuclide, nel 729 a. C. alcuni coloni calcidesi mossero dalla Grecia per fondare una nuova colonia: nacque Katane. L’antica colonia greca si concentrava nella zona oggi occupata dal Monastero dei Benedettini e, nella prima fase della sua storia, non ebbe una notevole espansione territoriale ed economica poiché erano già presenti Siracusa, Naxos e Lentini che padroneggiavano le coste della Sicilia orientale.

Vi soggiornarono numerosi uomini di cultura, come il filosofo Senofane da Colofone e i poeti Ibico e Stesicoro che vi morì. Nel V sec. a.C. Catania fu conquistata e distrutta dal tiranno di Siracusa Ierone che ne deportò gli abitanti a Lentini. Durante la guerra del Peloponneso (431-404 a.C.) Catania si dispose in favore di Atene e ne ospitò la flotta . Katane fu nuovamente occupata dal tiranno di Siracusa Dionisio (403 a.C.) e la città subì l’ennesima distruzione e deportazione. Per lunghi anni la città rimase sotto il “protettorato” di Siracusa e dei suoi tiranni ( fine del IV sec. A.C.). Quando il re Pirro (III sec. a.C.) con il suo esercito cartaginese , fallì nel suo intento di risollevare il Mediterraneo dalle sorti greche, Katane scelse di schierarsi con Roma e vi si consegnò (263 a.C.). Sotto il dominio di Roma la città visse quasi due secoli di decadenza costellati da numerose colate laviche che distrussero buona parte del territorio. Nonostante questi continui disastri Catania conservò una notevole importanza. Al pari delle grandi città costiere, anche Catania, estese il controllo su un vasto territorio dell’entroterra dell’isola. Con l’imperatore Augusto ( 21 a.C.) la città si elevo al grado di colonia latino/romana e iniziò un periodo di splendore fino al V sec. d.C.. Il Cristianesimo si diffonde rapidamente insieme alle persecuzioni di Decio e Diocleziano. In questo lungo periodo, nella seconda metà del II sec d.C., avvenne il martirio di SANT’AGATA (251 d.C.) patrona della città e di Sant’Euplio. Seguirono i Vandali che occuparono la Sicilia (476 d. C.) sancendo l’inizio di una nuova era: il Medioevo. Ai Vandali seguirono gli Eruli poi gli Ostrogoti che riaccesero nella città i lontani fasti dei precedenti di Roma.Seguirono i tre secoli dell’era bizantina (555-875 d.C.) nei quali Catania mosse una notevole vitalità economica e culturale. Gli Arabi arrivarono a Catania intorno alla fine del IX sec. d. C. e la città cambiò nome e divenne Medinat el Fil ( o Balad el Fil). Mercati, splendidi palazzi e moschee resero la città in quel periodo un centro attivo e fecondo.
Il nuovo millennio vide fallire i bizantini nel tentativo di riconquistare la Sicilia aprendo l’età normanno-sveva.

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LA CITTÀ MEDIEVALE

I Normanni, capitanati dal Conte Ruggero conquistarono la Sicilia e Catania (1082). Questo nuovo dominioconcesse una rinascita della città e si rafforzò una potente diocesi con l’ordine monastico dei Benedettini. Al conte Ruggero successe il figlio Ruggero II , primo re di Sicilia (1130). Alla sua morte successe il re Guglielmodetto il Malo a causa delle ingiustizie perpetrate cui seguì Gugliemo II detto il Buono (1167-1189).Sotto il suo regno, il 4 febbraio 1169, Catania subì un terribile terremoto che determinò 15.000 vittime suuna popolazione totale di 20.000 abitanti. Rasa al suolo, Catania risorse e ricostruì, tra l’altro, la Cattedrale. Guglielmo II morì senza lasciare eredi e gli svevi presero il potere in Sicilia grazie al matrimonio Costanzad’Altavilla con Enrico VI di Svevia. Seguì Federico II al quale la nobiltà cittadina si ribellò (1232). Una leggendanarra che il Castello Ursino fu voluto da Federico II per controllare i rivoltosi. Nel 1266 la Sicilia venne assegnata dal Papa a Carlo I d’Angiò. Il dominio angioino ebbe breve durata. I catanesi si mossero per rovesciarela “mala signoria” che li aveva sottoposti a sfruttamenti, ingiustizie e alla chiusura dei porti della città.

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LA CITTÀ RINASCIMENTALE

I Vespri siciliani (1282) posero fine al dominio francese e aprirono le porte a quella degli aragonesi. La Sicilia fu dichiarata provincia del regno aragonese. Catania fu sede dell’incoronazione di Pietro I di Sicilia e fu spesso sede del parlamento e dimora della famiglia reale. Con Alfonso il Magnanimo il 25 maggio 1416, nella sal dei Parlamenti di Castello Ursino, baroni e prelati giurarono fedeltà al Sovrano. La Sicilia divenne parte dei possedimenti spagnoli e Catania fu retta da un vicerè fino alla rivolta del popolo contro Ugo Moncada (1516).

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LA CITTÀ BAROCCA

L’infausto XVII secolo portò distruzione con la colata lavica del 1669 e il terremoto del 1693 ma Catania reagì opponendo a quegli eventi una rinascita esemplare. Il Duca di Camastra promosse il disegno urbano sul quale la città fu ricostruita e rinasce Catania in “la città barocca” che oggi si apre agli occhi di ogni visitatore. Nel secolo successivo si sviluppò anche l’economia occupando fin da allora uno dei primi posti nel commercio italiano.

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Il DUOMO DI CATANIA

Il Duomo di Catania fu fatto edificare dal Conte Ruggero tra il 1078 e il 1093. Quasi completamente distrutto dal terremoto del 1693 fu riedificato da Girolamo Palazzotto. La storia del Duomo è presente nella sua architettura dove si fondono gli stili normanno, aragonese, barocco e neoclassico. La facciata principale è un elegante equilibrio di colonne libere mentre l’elegante balaustra marmorea che circonda l’edificio su due lati, mostra nove statue di santi. Il vasto e grandioso interno presenta una pianta a croce latina ed è ripartito in tre navate Protetta da un’alta cancellata in ferro battuto vi è la maestosa cappella dedicata a sant’Agata. Nella parete sinistra di essa si apre la porta dorata finemente decorata che da accesso alla camera sotterranea chiamata dai catanesi a cammaredda, dentro cui vengono custoditi il busto reliquiario di sant’Agata e lo scrigno con le sue reliquie.

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IL PALAZZO MUNICIPALE

Fu costruito dopo il terremoto del 1963, è di forma quadrangolare ed ogni prospetto ha un atrio di ingresso offerto alla collettività. Alla sua realizzazione contribuì, tra gli altri, il Vaccarini. Il Palazzo Municipale è detto “degli Elefanti” perché edificato davanti alla fontana dell’elefante (Liotro) ed ha come punto focale la tribuna sul portale centrale. Nel cortile interno sono ospitate due carrozze del Senato su cui sfilano le autorità durante i festeggiamenti agatini.

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LA FONTANA DELL’ELEFANTE – U’ LIOTRO

La Fontana dell’Elefante è un monumento realizzato tra il 1735 e il 1737 dall’architetto Giovan Battista Vaccarini. È collocato al centro della Piazza Duomo e il suo elemento principale è una statua di basalto nero raffigurante un elefante che è l’emblema della città. La fontana prende il suo nome popolare di “Liotro” o “Diotro” dal mago Elidoro che, secondo la leggenda, cavalcava l’animale per spostarsi, volando, da Catania a Costantinopoli. Sulla schiena dell’animale si trova un obelisco egittizzante alto quasi 4 metri Sulla parte sommitale dell’obelisco sono stati montati un globo, circondato da una corona di una foglia di palma (rappresentante il martirio) e di un ramo di gigli (rappresentante la purezza), più sopra una tavoletta metallica su cui vi è l’iscrizione dedicata a Sant’Agata con l’acronimo “MSSHDPL” («Mente sana e sincera, per l’onore di Dio e per la liberazione della sua patria»), e infine una croce.

LA FONTANA DELL’AMENANO

LA FONTANA DELL’AMENANO

Situata in Piazza Duomo, all’imboccatura della Pescheria. I catanesi l’hanno battezzata “ l’acqua a lenzuolo “, reca nella parte anteriore lo stemma della città. È costituita da una grande vasca a forma di conchiglia sulla quale si staglia la figura di un giovanetto, dal sorriso enigmatico, nel quale è personificato il dio Amenano. Non è noto dove si trovi la sorgente di questo fiume che attraversa Catania . Originariamente scorreva in superfice; furono le eruzioni dell’Etna a seppellirlo. È certo, comunque, che esso si articola in piu’ rami, sembra tre. Il primo attraverserebbe i benedettini, la via orfanelli, via Garibaldi e la pescheria, per sfociare a mare dentro il porto.

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LA PORTA UZEDA

Fu costruita nel 1695 per dare un logico e utile sbocco verso il mare alla via che , al pari di essa, era stata intitolata al vicerè Francesco Paceco Duca di Uzeda. La via su indicata era via Uzeda , poi chiamata Stesicoro o Stesicorea e infine via Etnea.

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IL CASTELLO URSINO

Costruzione di forma quadrata, di 63 metri di lato con muri larghi 3 metri, circondato da fossato era munito di ponte levatoio. Fatto erigere da Federico II di Svevia, e dall’architetto Riccardo da Lentini, la costruzione del maniero ebbe inizio nel 1239, sui luoghi dell’antica rocca Saturnia, ove sarebbero stati rinchiusi nel 258 d.c. i martiri Alfio, Filadelfo e Cirino.

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La città di Palermo

Palermo fu meta obbligata, tra Settecento e Ottocento, del Grand Tour di scrittori, poeti e artisti, sedotti dall’atmosfera orientaleggiante e dall’eclettica e multiforme bellezza, Palermo è riuscita a conservare il fascino delle genti che l’hanno abitata: Fenici, Romani, Bizantini, Arabi, Normanni, Svevi, Angioini e Spagnoli hanno lasciato la loro firma nell’arte e nella vita stessa della città.

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Geografia

Palermo, che con i suoi quasi 700.000 abitanti è una delle maggiori città italiane, occupa una posizione di straordinaria bellezza, al centro di un’ampia e incantevole baia, chiusa a nord dalla caratteristica e imponente mole del Monte Pellegrino e a est da capo Zafferano. Alle spalle si estende una piana chiamata Conca d’Oro per la fertilità dei suoi terreni, coltivati ad agrumeti ed uliveti. Dal punto di vista urbanistico la città storica è caratterizzata dall’intersezione di corso Vittorio Emanuele e via Maqueda, che determina la suddivisione della città in quattro zone, dette mandamenti.

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Storia della Citta di Palermo

Panormus (dal greco “tutto porto”), venne fondata dai Fenici nel VII sec. a.C. su un sito già densamente popolato per la mitezza del clima e la fertilità del suolo. Nel 254 a.C. è conquistata dai Romani, che non lasciano grandi tracce nel tessuto della città. Il periodo felice inizia sotto il dominio arabo (IX sec.), quando Balarm diviene uno dei principali centri islamici dell’Occidente. La città si espande e nascono nuovi quartieri, come la Kalsa, quartiere fortificato sul mare e residenza dell’emiro. Nel 1072 la città cade in mano ai Normanni del conte Ruggero, che tuttavia permettono a mercanti, artigiani e in generale alla popolazione musulmana (ed ebraica) di continuare ad esercitare liberamente la propria professione. È la premessa per la nascita di quello stile arabo-normanno che caratterizza la vicenda artistica dell’isola. Nel XIII sec. Palermo e la Sicilia passano nelle mani di Federico II di Svevia (1212). Agli Svevi seguono poi gli Angioini, cacciati dalle potenti famiglie feudali locali (i Ventimiglia, i Chiaramonte, gli Sclafani) con la Guerra del Vespro (1282-1302), al termine della quale il governo passa a Federico III d’Aragona. Dal XV al XVII sec. la Sicilia è una provincia aragonese retta da un viceré: istituzioni, cultura e costumi si modellano sull’esempio spagnolo. Nel 1713 con il trattato di pace di Utrecht, che segna la fine della guerra di successione spagnola, Vittorio Amedeo di Savoia diventa re di Sicilia, titolo che dopo soli 5 anni passa a Carlo VI d’Asburgo. Vienna è lontana e il potere reale è nelle mani dei baroni, la grande nobiltà agraria che promuove un’intensa attività edilizia con la costruzione di ville a Bagheria, nella Piana dei Colli e verso Monreale. Nel 1735 il potere torna agli spagnoli con Carlo di Borbone e la Sicilia è nuovamente governata da un viceré. Nel 1815 il Trattato di Vienna unifica le corone di Napoli e Palermo e nasce il Regno delle Due Sicilie, che durerà fino al 1860, quando Garibaldi sbarca a Marsala con i suoi Mille e la Sicilia viene annessa con un referendum plebiscitario al neonato Regno d’Italia. Un balzo di quasi 100 anni ci porta al 1943, quando nell’ambito dell’Operazione Husky delle forze alleate Palermo è colpita da bombardamenti che sfigurano terribilmente il centro storico. Al termine della guerra, nel 1946 un regio decreto approva lo Statuto della Regione Siciliana, che conferisce una particolare autonomia all’isola, che è una delle cinque regioni italiane a statuto speciale.

Piazza Pretoria

Piazza Pretoria  Palermo  è conosciuta per la sua fontana, chiamata la ” Fontana della vergogna “. I turisti vengono informati che la fontana fu costruita a metà del XVI secolo in Toscana, e solo due decenni dopo fu trasportata in parte in Sicilia. Ha ottenuto il suo nome a causa del gran numero di statue nude, personaggi umani e fiabeschi. Le statue sono posizionate intorno alla piscina di pietra di varie dimensioni. La piazza stessa è delimitata da due antiche chiese medievali e dall’imponente edificio di Palazzo Pretorio, del XV secolo, che oggi ospita il consiglio comunale di Palermo.

Cattedrale di Palermo

La Cattedrale dell’Assunzione della Beata Vergine Maria , nella sua popolarità non è inferiore alla Cappella Palatina. L’età dell’edificio ha già superato gli 8 secoli, durante i quali ha subito importanti cambiamenti. L’ultima grande ricostruzione ebbe luogo relativamente di recente, nel XIX secolo.

Nella cattedrale si trovano le reliquie di Santa Rosalia, la patrona della città, classificata dall’UNESCO come patrimonio mondiale dell’umanità. Oltre alle reliquie del santo, qui sono presenti i resti di numerosi re siciliani.

Nell’aspetto architettonico della Cattedrale c’è un mix eclettico di molti stili, in particolare normanno e arabo, con una grande influenza del gotico.

In questa cattedrale, sintesi di storia e di arte dell’ultimo millennio in Sicilia, oltre ai sovrani normanni (Ruggero II di Sicilia, …, Guglielmo II d’Altavilla e Giovanna Plantageneto (13 febbraio 1177), svevi, aragonesi (Federico III di Sicilia (25 marzo 1296), Alfonso il Magnanimo dei Trastámara), catalani, sono stati incoronati Vittorio Amedeo II di Savoia (24 dicembre 1713) e Carlo III di Borbone (3 luglio 1735).

Cappella Palatina e Palazzo Normanno

la Cappella Palatina , costruita dal re normanno Ruggero II in  gloria dell’apostolo Pietro. Il suo tetto in legno è scolpito nella tradizione araba. Le pareti sono ricoperte da meravigliosi mosaici realizzati da artigiani bizantini. I temi del mosaico sono molto diversi e non solo religiosi. Il muro a mosaico della cappella si spegne, e le altre tre pareti erano all’interno del grande palazzo normanno, che si affaccia su Piazza Indipendenza con la sua facciata. Il suo aspetto combina anche stili arabi, bizantini e normanni, che è generalmente caratteristico dell’aspetto di Palermo. Palazzo dei Normanni a Palermo è la più antica residenza reale d’Europa, oggi sede dell’Assemblea regionale siciliana. L’ingresso principale del Palazzo è in Piazza Parlamento, mentre quello turistico è su Piazza Indipendenza, proprio di fronte Piazza d’Orleans, sede della Presidenza della Regione.

Orari di apertura

Giorni Orari di apertura
Dal lunedì al sabato 08h15 – 17h45 (ultimo ingresso 17h00)
Domenica e festivi 08h15 – 13h00 (ultimo ingresso 12h15)
ortigia

La Città di Siracusa

Siracusa, città sul mare tra le più belle del Mediterraneo, ricca di storia e monumenti, espressione della complessità culturale della Sicilia, dalla preistoria ai nostri giorni, è composta da un centro storico antico denominato Ortigia, che insiste su un isolotto a forma di “quaglia”, da cui deriva il nome, e che si caratterizza per la presenza di numerose stratificazioni, dall’epoca greca fino al dopoguerra, e da un’area nella terraferma, l’antica “borgata”, in cui le moderne costruzioni hanno circondato i resti delle vestigia antiche, quali il Teatro Greco, l’anfiteatro Romano, l’Ara di Ierone etc. La

Siracusa-duomo

Cattedrale di Siracusa, fulgido esempio della stratificazione storica della città, è costruita su un tempio greco che mostra ancora le maestose colonne doriche, così come evidenzia una prima trasformazione in chiesa romanica, gli influssi bizantini ed è completata da una facciata barocca, tra le più belle di Sicilia.

paolo orsi

IL MUSEO ARCHEOLOGICO REGIONALE “PAOLO ORSI”

Tra i musei archeologici più ricchi e prestigiosi del Mediterraneo, contiene decine di migliaia di reperti dalla preistoria al periodo greco-romano, provenienti non solo da Siracusa, ma anche dai principali siti archeologici della Sicilia centrale ed orientale. Di notevole impatto la Venere Anadiomene, gli scheletri di elefante nano autoctono ed una incomparabile collezione numismatica.

Parco-della-Neapolis

PARCO ARCHEOLOGICO DELLA NEAPOLIS

Parco Archeologico tra i più ricchi della Sicilia, comprende il Teatro Greco, tra i meglio cilia, comp conservati del mondo, tuttora utilizzato per l’annuale rappresentazione degli spettacoli classici, l’Ara di Ierone II, monumentale altare sacrificale, l’Anfiteatro Romano, le Latomie e l’Orecchio di Dionisio, un tempo adibito a prigione.

Citta di Scicli

Caratteristiche della città di Scicli

Ubicata in confluenza di tre valli fluviali, cinta da colline rocciose e digradante verso il mare, la città di Scicli è ornata di splendide architetture dai mille volti. Situata a 30 km da Ragusa ed a 5 km dal mare, presenta un abitato urbano dislocato lungo il corso di due cave ed orientato verso la costa; per questa particolarità geografica che le permetteva il controllo dei fiumi navigabili e del litorale, Scicli fin dall’antichità ha sempre mantenuto una presenza umana costante nei secoli. Conquistata dagli Arabi, poi dai Normanni che si insediarono sulle alture e sulla zona del Colle San Matteo (come testimonia l’omonima chiesa e resti di abitazioni collocate su questa ripida collina rocciosa) Scicli deve però, come gli altri centri limitrofi, il suo aspetto attuale alla ricostruzione successiva al sisma del 1693: tale intervento urbanistico portò progressivamente gli abitanti ad abbandonare le alture per scendere a valle, costruendo così una nuova città.

Questa città “nuova” può essere definita “Teatro di pietra”: pietra che da secoli avvolge Scicli, plasmandola con le forme ed i caratteri del Barocco, esprimendo perfettamente il concetto di”Maraviglia”. Le architetture dialogano con l’ambiente, si estendono nello spazio urbano con le loro forme concave e convesse, i palazzi sono raccolti e si chiudono tra loro come scenografie teatrali, dove i personaggi ritratti nelle mensole dei balconi sono gli spettatori: i protagonisti siamo noi uomini, passeggeri, turisti o abitanti che ci muoviamo su quelle scene, in una commedia umana che dura da più di tre secoli.

Ogni elemento architettonico tradizionale qui subisce delle evoluzioni, in relazione allo spazio circostante: pensiamo alle paraste che si deformano ed alle pareti mistilinee sotto cui si innestano questi mascheroni, erme zoomorfe e figurazioni caricaturali che accompagnano il passante lungo il suo cammino quasi seguendolo con lo sguardo, sorprendendolo con espressioni teatrali, a volta caricaturali.

Itinerario della città di Scicli

Il nostro itinerario di visita ha come asse iniziale la via Mormino Penna, l’anima barocca di Scicli, dove ci soffermeremo su Palazzo Beneventano, sulla chiesa di San Giovanni Evangelista, Palazzo Spadaro e la chiesa di Santa Teresa, per poi proseguire verso Piazza Italia, dove ammireremo Palazzo Fava, la attigua chiesa di San Bartolomeo e la chiesa madre di Sant’Ignazio.

Via Mormino Penna

1. Via Mormino Penna, è la via più suggestiva della città, l’anima del “Teatro di pietra”; palazzi nobiliari e chiese si alternano in un tripudio di forme e figure, in uno spazio sospeso nel tempo. I principali monumenti che si incontrano sono Palazzo Beneventano, municipio, costruito nel 1906 su ex monastero benedettino di San Giovanni Evangelista, la Piazza per la musica, la chiesa di San Giovanni e Palazzo Spadaro. Ricordiamo anche le chiese di San Michele e Santa Teresa.

Chiesa di Santa Teresa

2. Chiesa di Santa Teresa Apre architettonicamente il prospetto di via Penna la chiesa di Santa Teresa, anch’essa prodotto della ristrutturazione post sismica. La facciata, caratterizzata da un originalissimo rosone quadrilobato, presenta un portico soprastante in parte decentrato. L’interno a navata unica, recentemente restaurato presenta decorazioni rococò di gusto tardo settecentesco, con integrazioni di inizi Ottocento.

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3. Palazzo Spadaro Sempre sulla stessa via ricordiamo Palazzo Spadaro, celebre palazzo settecentesco fatto costruire da una delle famiglie aristocratiche più importanti di Scicli; al suo interno, il Museo storico del costume.

Chiesa di San Giovanni Evangelista

4. Chiesa di San Giovanni Evangelista Su via Mormino Penna, proseguendo verso il Palazzo del Municipio, troviamo la chiesa di San Giovanni Evangelista, un tempo annessa al monastero delle benedettine (distrutto per far posto al Palazzo Comunale) fu ricostruita nel 1760 da fra’ Alberto Maria e Vincenzo Sinatra. La facciata mistilinea, caratterizzata da alternanza di concavo e convesso mostra con il suo corpo centrale a torre uno slancio verticale di colonne libere. Interessanti le ringhiere in ferro battuto che ricoprono i finestroni dei due ordini superiori, vivacizzando l’insieme architettonico. Altro particolare interessante della chiesa è la pianta ellittica, che culmina con abside semicircolare e decorata al suo interno da stucchi e dorature.

Palazzo Beneventano

5. Palazzo Beneventano Il palazzo è senza dubbio uno dei monumenti simbolo della città, realizzato in una precisa posizione urbanistica che lo rese una fastosa quinta scenografica delle principali vie settecentesche di città; da qui è possibile addentrarsi verso i più antichi quartieri della città, Vauso, Chiafura e San Vito. Nel pian terreno le antiche porte su strada, caratterizzate dai sovrastanti archi spezzati, sono ormai trasformate in finestre in seguito all’abbassamento del livello stradale, dovuto a lavori del XIX secolo. Le splendide balconate, sono caratterizzate da mensole con figure antropomorfe e sono abbellite da raffinate ringhiere bombate; queste, realizzate in ferro battuto conservano l’originale forma cosi concepita per sostenere le abbondanti vesti delle nobildonne che vi si sporgevano. Celebri le due teste africane sullo spigolo del palazzo, sormontate dallo stemma nobiliare della famiglia Beneventano.

Chiesa madre di Sant'Ignazio

6. Chiesa madre di Sant’Ignazio Giungendo in Piazza Italia si ammira la chiesa madre, già chiesa dell’ordine dei Gesuiti dedicata a Sant’Ignazio, fondata nel 1629 e successivamente ricostruita nel settecento. Al suo interno nella navata sinistra è conservata la Madonna dei Milici, pregevole opera in cartapesta in cui la Madonna è ritratta sopra un cavallo bianco con la spada sguainata nell’atto di combattere i Saraceni, due dei quali sotto gli zoccoli del cavallo. Questo simulacro, legato alla battaglia storica del 1091 tra Normanni e Saraceni, è protagonista della caratteristica “Festa dei Milici”, festa che si svolge a giugno proprio in Piazza Italia, e che rievoca la suddetta battaglia, combattuta nella piana di Donnalucata e vinta dai Normanni.

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7. Piazza Italia La piazza, centro della città, attorniata da palazzi settecenteschi, può essere interessante punto di partenza per vedere l’estensione dell’abitato urbano barocco, alle pendici del colle san Matteo di cui emerge la propaggine dell’alto sperone roccioso.

palazzo fava

8. Palazzo Fava In posizione dominante su Piazza Italia, Palazzo Fava merita attenzione per l’eleganza delle sue linee architettoniche e per la sua struttura decorativa. Due paraste a bugnato definiscono le estremità della facciata, caratterizzata da sei vani bottega nel pian terreno, con relativi balconi a motivi floreali e mascheroni; tra questi ultimi sono pregevoli quelli verso via San Bartolomeo, con grifoni, cavalli alati, visi barbuti.

Chiesa di San Bartolomeo

9. Chiesa di San Bartolomeo Proseguendo per via di San Bartolomeo si giunge davanti all’omonima chiesa, che costruita nel XV secolo fu una delle poche a sopravvivere allo storico sisma, anche se il prospetto attuale risale però al XIX secolo. All’interno si conserva un interessante presepe in legno di tiglio del napoletano Pietro Padula (1773-76), che ha rinnovato una composizione preesistente del XVI secolo. In sagrestia è presente una deposizione attribuita a Mattia Preti.

Chiesa di San Matteo

Dintorni 10. Grotte di chiafura Suggestiva e di grande interesse demoantropologico è la visita alle Grotte di Chiafura, sul fianco del colle San Matteo, dove si apre un numero impressionante di insenature fino a qualche decennio fa abitate. Molte sono oggi abbandonate, mentre quelle vicine al manto stradale sono attualmente utilizzate come depositi o cantine.

comiso

Città di Comiso

Comiso è una graziosa cittadina ai piedi dei Monti Iblei

famosa per le sue cave di pietra calcarea (pietra di Comiso) facilmente lavorabile ed utilizzata per secoli come materiale da costruzione e decorazione. In seguito alle dominazioni greche e romane, l’arrivo dei bizantini nel IV secolo D.C. diede un impulso decisivo allo sviluppo della città: risalgono all’epoca la costruzione di mura di fortificazione e la nascita di nuclei abitativi, che si riunirono formando il Casale di Comicio.

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La città vivrà una forte crescita urbanistica dopo l’avvento dei Normanni e degli Aragonesi, quando il Casale sarà annesso alla Contea di Modica. Nel 1493 il feudo venne ceduto alla famiglia Naselli che, elargendo nuovi privilegi, portò la città ad un’altissima crescita economica con una conseguente immigrazione delle popolazioni dei territori limitrofi. Anche dopo il sisma del 1693 la famiglia Naselli lavorò attivamente alla ricostruzione della città, che passò poi ai Borboni e successivamente al Regno di Italia.

Aeroporto-di-Comiso

Al periodo fascista risale l’inaugurazione dell’aeroporto militare, recentemente convertito in aeroporto civile, la cui apertura al pubblico si prospetta vicina. La città è inoltre circondata da una delle campagne più ricche e fertili di tutta la Sicilia, dove l’agricoltura esercita un ruolo di grande importanza.

Itinerario di Comiso

Per visitare il centro storico si entra in città per via Garibaldi, ed imboccata via della Pace si arriva in Corso Vittorio Emanuele; verso destra notiamo i Palazzi Comitini ed Occhipinti (1), interessanti testimonianze della ricostruzione barocca di Comiso. Il Corso verso sinistra conduce a piazza Municipio, meglio conosciuta come Piazza di Diana (2) per l’omonima fontana; questa pregevole opera neoclassica è alimentata dalle stesse acque che in epoca romana erano convogliate nelle antiche terme cittadine.

santa maria delle stelle

 

Dopo aver ammirato il Palazzo comunale (3), costruito nella seconda metà del ‘700 da Cascione Vaccarini, si prosegue fino alla Chiesa di San Biagio (4) arricchita dal portale con linee barocche e dal campanile con maioliche colorate. Attiguo alla chiesa c’è il Castello Naselli (5) con un’interessante struttura fortificata e portale ad arco acuto, serrato da battenti in ferro quattrocenteschi e sormontato da una serliana del ‘500.

 

cattedrale comiso

Lasciando la piazza, attraverso via Morso arriviamo in Piazza delle Erbe (6), dove oltre al Mercato ottocentesco c’è la chiesa di Santa Maria delle Stelle, che conserva l’originale soffitto seicentesco affrescato, scampato al sisma del 1693. Scendendo per via Papa Giovanni XXIII si arriva alla via degli 5 tudi, che termina con il Santuario dell’immacolata (7); la struttura di XIII secolo, ristrutturata ed arricchita da un chiostro nel 1478, conserva al suo interno la cappella funeraria della famiglia Naselli. Poco oltre, a sinistra e sulla sommità di una scalinata c’è la Chiesa dell’Annunziata (8), chiesa di matrice cinquecentesca ma ristrutturata in forme neoclassiche.

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Città di Avola

A circa 20 minuti da Siracusa, percorrendo verso sud un tratto dell’autostrada Al 8 si arriva ad AVOLA, Città d’Arte, della Mandorla e del Nero d’Avola. Il centro abitato sorge su una vasta pianura, ai piedi dei colli Iblei, circondato da rigogliosi giardini di vitigni, di agrumi e di mandorleti. Avola, in continua espansione urbanistica, si estende oggi sul mare Jonio, caratterizzato da calde e limpide acque, che bagnano ampie spiagge di sabbia fine e dorata; una collocazione felice e il vanto dell’appellativo di porta del sud-est, che si concretizzerà ancor più con la realizzazione del porto turistico. L’economia della città, nel passato quasi esclusivamente agricola, si proietta oggi nella direzione più congeniale, quella turistica, grazie alle peculiarità del territorio, alle caratteristiche ambientali di incontaminata bellezza, allo splendore dell’arte, creata dall’uomo plasmando le materie prime di questi luoghi, alle prelibatezze dei piatti, che rivelano sapori unici al mondo, nonchè all’eccellente ospitalità dei suoi abitanti.

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ARTE&ARCHITETTURA

La visita al Centro Storico, la cui pianta esagonale ha pochissimi esempi in campo nazionale, consente un itinerario, di notevole interesse artistico e architettonico, attraverso le settecentesche Chiese, fra le quali quella della SS. Annunziata, dichiarata monumento nazionale. Il Palazzo di Città fa parte del complesso architettonico, collocato in pieno centro storico, la cui superficie copre quasi un isolato. Sede dal 1767 del convento dei padri Domenicani, fu acquisito nel 1866. Il Teatro “Garibaldi”, preziosa opera architettonica di stile neoclassico, fu costruito su un’area di 480 mq, nel periodo tra il 1872 e il 1876, anno della sua inaugurazione. Per molti decenni il suo palcoscenico fu calcato dai nomi più prestigiosi della lirica e del teatro italiano; l’ultima rappresentazione risale agli anni ’40 del secolo scorso. Il “Garibaldi” è stato sottoposto a un lungo intervento di recupero e consolidamento. II Palazzo Modica, antica costruzione del Settecento, oggi proprietà del Comune di Avola, rappresenta uno degli elementi più caratteristici del tessuto storico della città. Edificato nel quartiere di Santa Venera, il palazzo, nel corso dei secoli, è stato sottoposto a varie modifiche e a ripetuti interventi di restauro.
Il Vecchio Mercato di via San Francesco D’Assisi, progettato, nei primi anni del Novecento, dall’ingegnere Salvatore Rizza, vive oggi lo splendore del re-stauro, e presto sarà sede della Biblioteca comunale “Giuseppe Bianca”.

 

tonnara

ITINERARIO ARCHEOLOGICO PAESAGGISTICO

Percorrendo la fascia costiera del territorio di Avola si apre un itinerario archeologico e paesaggistico di grande interesse. In contrada Falaride è possibile ammirare una costruzione del periodo neolitico: il Dolmen, scoperto nel 1961 da Salvatore Ciancio. La struttura, che origina-riamente avrebbe avuto scopo funerario, utilizzata per la sepoltura di bambini, è considerata unica in Sicilia. Sul lungomare Tremoli sono visibili le rovine e i resti musivi di una Villa Romana, risalente al II secolo a.C.

spiagge avola

Le Spiagge di sabbia fine e dorata costitui-scono per il turista un’attrazione da maggio a ottobre,  grazie al clima caldo d’estate e temperato il resto dell’anno.

 

cava grande

 

Sull’altopiano avolese è d’obbligo la visita ai resti della città antica ricca di moltissimi siti archeologici. Sono visibili lungo la strada, decine di grotte, scavate nella roccia, che costituiscono parte delle abitazioni e delle cisterne dell’antico borgo di Avola. Si può ammirare la necropoli sicula con tombe a forno, lungo le pareti del Cozzo Tirone e del Ronchetto, e in direzione Cava Grande, una necropoli bizantina risalente al V -VI secolo d.C. Da visitare in contrada Cozzo Tirone, l’Eremo Madonna delle Grazie, totalmente ristrutturato. L’antica Avola o Abolla, era composta da quattro quartieri che si sviluppavano sotto il castello-fortezza: Trunxelli o Ronchetto, Marchi, Balzi e Suso. Dal belvedere di Cava Grande, riserva naturale, si ammira la Necropoli, segno inconfondibile della presenza umana sin dall’età sicula, e i meravigliosi Laghetti di colore smeraldo, raggiungibili percorrendo un sentiero immerso nel verde tipico mediterraneo, dove è possibile ammirare numerose specie di orchidee selvatiche.

vigneto nero d'avola

PRODUZIONI LOCALI

Il Nero d’Avola, il vino più apprezzato al mondo, è il prodotto del vitigno principe siciliano, presente nel territorio avolese a partire dalla fine del sec. XV. Il vitigno di Avola, a bacca rossa dalle grandi qualità, come testimoniano nei loro reportage i grandi viaggiatori del settecento, era rinomato così come lo è oggi. Il vino Nero d’Avola è di colore rosso rubino intenso e brillante, con riflessi violacei.

 

mandorla di avola

 

La Mandorla pizzuta di Avola è il prelibatissimo frutto del mandorlo, coltura predo-minante della città, e una delle principali fonti di ricchezza. È uno spetta-colo l’abbondante fioritura dei mandorli in pieno inverno, tra gennaio e febbraio. La maturità dei frutti viene raggiunta fra luglio e agosto, e se ne distinguono vari tipi, ma la pizzuta, è insuperabile per forma e gusto. Le mandorle estratte dai semi vengono utilizzate per la preparazione dei confetti, rinomati in tutto il mondo, del dissetante latte, del torrone, dei biscotti, della pasta reale e di altri prodotti di dolceria.

 

limone

 

Il Limone è un’altra grande produzione del territorio avolese; la sua coltivazione risale ai tempi della dominazione araba e oggi è presente ovunque sia possibile un sistema di irrigazione. La specie di limone più diffusa e apprezzata è il femminello siracusano, di forma allungata, e fiorente diverse volte nel corso dell’anno, permettendo varie raccolte.

TRADIZIONI POPOLARI

Il 19 febbraio si festeggia ad Avola San Corrado, protettore della città. San Corrado ha scelto di farsi pellegrino lasciando la sua casa e abitando tra fratelli in una terra straniera, condividendo con loro il pane fragrante della solidarietà e dell’amicizia gratuita. Il 19 marzo si festeggia, invece, San Giuseppe, con degli enormi falò, che vengono organizzati nei vari quartieri. E una festa rionale, denominata Addhuminaria e consiste nella preparazione, da parte di ogni quartiere, di grandi mucchi di legna che vengono fatti ardere.

Di antica tradizione sono i riti legati alla Santa Pasqua: il venerdì per le vie del centro storico, la Spina Santa, e la dome-nica alle ore 12 in Piazza Umberto I, a Paci.

La festa di San Sebastiano, si svolge la seconda domenica di maggio, con la pro-cessione de i Nuri, ovvero dei fedeli che, facendo promesse per una grazia, percorrono a piedi la S.S. 115, dall’edicola votiva dedicata a San Sebastiano sino alla chiesa Madre, invocando a voce alta il Santo.

L’ultima domenica di luglio si celebra Santa Venera, patrona della città di Avola. I festeggiamenti, lunghi un’intera settimana, culminano nella solenne processione, per le vie della città, dell’argenteo simulacro della Santa martire e predicatrice.

Nel mese di Agosto ad Avola e nella vicina zona collinare di Avola Antica, ambita località di villeggiatura, si allestiscono le attesissime sagre della mandorla e dei dolci di mandorla (budini, biscotti, torrone, “confet-tura”), del Nero d’Avola, del tonno e della “ghiotta”, della pizza e delle focacce, della salsiccia e del cinghiale, visitate da numerosissimi turisti presenti in tutta l’area sud-orientale della Sicilia.

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